Emorroidi: tipologie, cause, sintomi e rimedi

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Si sente spesso parlare di emorroidi in quanto si tratta di un disturbo assai frequente, che può compromettere, se trascurato, la qualità della vita dei soggetti affetti. Onde evitare fraintendimenti, è bene specificare fin da subito che questo termine viene utilizzato sia per indicare le strutture anatomiche specifiche che la patologia associata alla loro infiammazione.

Infatti, tutti gli individui sono dotati di emorroidi, ovvero di cuscinetti di tessuto vascolare, situati nel canale anale. In genere, non provocano alcun tipo di disturbo, anzi permettono di contenere le feci prima dell’evacuazione. Tuttavia, se si infiammano possono generare numerosi sintomi fastidiosi, che è necessario contrastare, attuando una serie di accorgimenti, che vengono prescritti dal medico di famiglia o dal proctologo.

Molte persone, però, evitano di farsi visitare, perché si vergognano di questa condizione, non sapendo che affligge circa due terzi della popolazione mondiale. Individuare per tempo questa patologia, però, è estremamente importante, in quanto una diagnosi precoce può evitare un decorso lungo e doloroso.

Tipologie e fattori di rischio: come si differenziano e da cosa sono causate?

La patologia emorroidale, che si manifesta con il sopraggiungere dell’infiammazione, può essere classificata in 4 tipologie. Le meno gravi sono le emorroidi di grado 1, in quanto non provocano dolore né fastidio. In questo caso, il soggetto può notare un po’ di sangue nelle feci. Tuttavia, le strutture, anche se ingrossate, rimangono all’interno del canale anale. Le emorroidi di grado 2, invece, tendono a fuoriuscire durante la defecazione, ma non sono ancora dolorose.

Più problematiche sono le emorroidi di grado 3, in quanto fuoriescono e non tornano in sede da sole, ma devono essere fatte rientrare manualmente. In molti casi provocano dolore. Infine, si trovano anche le emorroidi di grado 4, che sono le più gravi, in quanto il prolasso è totale. Non possono essere riportate nel canale anale manualmente e generano molto dolore, tanto che il paziente non riesce a stare seduto.

Di norma, questo disturbo si manifesta negli ultra cinquantenni, ma in rari casi anche nei soggetti giovani. Da cosa è causato? Tendenzialmente, a giocare un ruolo importante è all’alimentazione, ma vi sono anche altri fattori di rischio: fumo, gravidanza, stitichezza cronica, stress e cambiamenti ormonali. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.noemorroidi.com, che affronta i vari aspetti di questo problema in modo chiaro ed approfondito.

Sintomi e rimedi: come riconoscere e trattare le emorroidi?

Capire se si è affetti da emorroidi è semplice, anche quando la patologia si presenta ancora in forma lieve e non è possibile osservare il rigonfiamento ad occhio nudo. Tuttavia, se le emorroidi interne sono più complesse da individuare, quelle esterne sono estremamente evidenti, anche perché la sintomatologia è più dolorosa.

In generale, comunque chi soffre di questo disturbo deve fare i conti con: prurito, sanguinamento durante la defecazione, perdite di muco dall’ano, gonfiore ed eventualmente prolasso. Una volta riconosciuto il problema, è bene chiedere consiglio al proprio medico, il quale, attraverso un’attenta diagnosi, riuscirà a stabilire le eventuali cause, nonché il rimedio più indicato da adottare.

Nei casi più lievi è possibile propendere per dei semplici accorgimenti, in modo da contenere i sintomi ed il gonfiore: evitare di rimanere in piedi a lungo, curare l’alimentazione e non fare sforzi eccessivi. Inoltre, esistono anche delle pomate omeopatiche da applicare. Nei casi più gravi, invece, lo specialista può prescrivere farmaci specifici od optare per un intervento.