Imposta di soggiorno inclusa nel conto per chi prenota una camera a Parma da Airbnb

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Airbnb è il colosso dell’affitto a breve termine in Italia con oltre 360 mila annunci a 8 milioni di persone in arrivo l’anno scorso. Il Comune di Parma ha voluto siglare un accordo con la piattaforma per la prenotazione di camere online per riscuotere la tassa di soggiorno a partire dal primo marzo.

L’imposta di soggiorno per chi prenota una sistemazione nel capoluogo parmense su Airbnb verrà pagata tramite la piattaforma. L’accordo tra il Comune di Parma e il colosso Airbnb è il risvolto della delibera di Giunta votata nei mesi scorsi dal consiglio comunale. Concretamente, chi prenota una struttura a Parma tramite Airbnb avrà la possibilità di saldare già online l’imposta di soggiorno per essere certi che il turista la paghi. L’imposta a di soggiorno sarà conteggiata nel conto del pernottamento che si salda online con carta di credito o simili. Lo scopo dell’accordo è anche quello di far emergere tutto il sommerso che c’è nell’attività alberghiera e para alberghiera.

Secondo Federalberghi, sulla piattaforma di Airbnb ci sono 847 alloggi a Parma e provincia, vantando una crescita del 55,41% rispetto ad agosto 2016 quando gli annunci erano 545. La crescita dell’offerta su Airbnb rappresenta una grande concorrenza alle strutture albergherie. I flussi turistici sono assorbiti da queste strutture para alberghiere che mettono a disposizione le camere extra a casa online. A perderci non sono solo gli alberghi, ma anche il Comuneche non vede nemmeno un euro della tassa di soggiorno dovuta. Spesso le strutture pubblicizzate sul portale di Airbnb non sono registrare e si conta che il mancato pagamento della tassa di soggiorno si aggira attorno ai 200 mila euro.

L’agenzia Ascom, invece, è molto più severa e sostiene che non si tratta di un proprietario di casa che mette in affitto le camere in più, ma si tratta di un vero e proprio business. Insomma, sono tutti d’accordo a far emergere queste attività sommerseche evitano al visitatore di far pagare la tassa di soggiorno, come invece accade a chi va in albergo, dando un ulteriore punto di forza a questi annunci online. alcuni potrebbero addirittura etichettarla come concorrenza sleale e di fatti gli albergatori hanno il dente avvelenato con la piattaforma.

Il nuovo accordo con il Comune prevede che Airbnb addebiti l’imposta di soggiorno agli host cioè ai gestori degli immobili. La piattaforma poi versa l’imposta di soggiorno sul pernottamento al Comune. A partire dal priamo marzo sarà attivo il nuovo accordo che prevede una tassa del 3% sul costo di pernottamentoper la camera o per la sistemazione prenotata. L’importo massimo dell’imposta a persona è pari a 5 euro per giorno, ma per non più di 5 notti consecutive. Questo vuol dire che se si prenota per più di 7 giorni, la tassa si calcola solo sui primi 5. Se il 3% del costo del pernottamento è superiore a 5 euro, la tassa da versare non supera l’importo massimo.

 

 

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