Stati Uniti, dati positivi sul fronte occupazionale spingeranno il dollaro in alto?

Gli aumenti dei posti di lavoro negli Stati Uniti hanno compiuto un interessante balzo nel mese di novembre, con la disoccupazione che ha raggiunto il livello più basso da mezzo secolo a questa parte, e con i salari che hanno superato le stime degli analisti, fornendo così alla Federal Reserve un motivo in più per mantenere i tassi di interesse stabili dopo tre tagli lineari.

L’andamento delle buste paga

In particolar modo, le buste paga sono cresciute di 266.000 unità, dopo un aumento di 156.000 unità nel mese precedente, stando a quanto ufficializzato in un comunicato del dipartimento del lavoro, oltre le attese degli analisti, pari a + 180.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è invece sceso al 3,5%, risultando dunque il più basso dal 1969. I salari orari medi sono saliti del 3,1% rispetto all’anno precedente, superando le proiezioni, e anche il dato del mese precedente è stato rivisto in aumento.

Insomma, i dati confermano l’opinione della Fed secondo cui il mercato del lavoro rimane forte, sostenendo i consumi e la crescita economica. Questo potrebbe dare alla banca centrale più spazio per mantenere i tassi di interesse invariati durante la riunione della prossima settimana, in un clima di incertezza sui prolungati colloqui commerciali del presidente Donald Trumpcon la Cina. Gli incrementi salariali dovrebbero anche sostenere lo shopping natalizio e alleviare le preoccupazioni per il rallentamento economico. Si tratta insomma di una sorpresa significativa, perché gli economisti erano in buona parte convinti che la crescita dei salari stesse rallentando.

Intanto, Bloomberg Economics sta abbassando la sua proiezione del tasso di disoccupazione di fine anno 2020 al 3,3%, dal 3,4%. Lo slancio delle assunzioni continua a superare il tasso di crescita della forza lavoro, che è più vicino a un ritmo di 100 – 125 mila unità al mese. Il 3 novembre 2020, quando gli elettori si presenteranno alle urne, dovranno dunque probabilmente affrontare il più basso tasso di disoccupazione nel giorno delle elezioni da quando Dwight Eisenhower ha vinto il suo primo mandato come presidente, nel 1952.

Tra gli altri dati di maggiore interesse nel report, sottolineiamo come il tasso di partecipazione, ovvero la quota di persone in età lavorativa nella forza lavoro, sia sceso al 63,2% dopo il 63,3% del mese precedente. L’U-6, o tasso di sottoccupazione, è sceso al 6,9% dal 7%; alcuni analisti vedono questo come un riflesso più accurato del vero mercato del lavoro, in quanto include i lavoratori part-time che preferiscono una posizione a tempo pieno e quelli che non sono attivamente alla ricerca.

Dollaro in ripresa?

Sulla base di tali valutazioni, è possibile che il dollaro possa finalmente arginare il calo degli ultimi giorni e, dunque, riprendere quota nei confronti della valuta unica europea, con un movimento che non sfuggirà a tutti coloro che fanno Forextrading con iTrader, una delle piattaforme al top per questi investimenti. Rimarrà evidentemente da soppesare quale sarà l’effetto dell’altra grande voce di influenza del cambio euro dollaro, ovvero l’evoluzione dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, che nella prossima settimana dovrebbero trovarsi dinanzi a un bivio decisivo.


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