Parma l’ultima squadra italiana a vincere la Coppa UEFA

The trophy is put on display on the pitch before the start of the Europa League final soccer match between Benfica and Chelsea at ArenA stadium in Amsterdam, Netherlands, Wednesday May 15, 2013. (AP Photo/Martin Meissner)

Non si chiama più Coppa UEFA, bensì Europa League, ma il fascino di quella che è attualmente la seconda competizione più importante per club in Europa è rimasto immutato. Il Parma se ne è aggiudicate due nella sua storia, entrambe negli anni ‘90: la prima nella stagione ’94-’95 nella finale tutta italiana contro la Juventus e l’altra nel ’98-’99 contro l’Olympique Marsiglia.

25 anni fa il primo successo per i crociati in Coppa UEFA

Dino Baggio sarà ricordato per sempre come l’uomo della doppia finale contro la Juventus. I suoi due goal andarono infatti contro ogni pronostico e un Parma, sebbene ricco di campioni e guidato da un allenatore esperto come Scala, sconfisse quella che poi esattamente l’anno successivo avrebbe vinto la Champions League: la Juventus di Lippi, Del Piero e Peruzzi. Quello nella stagione ’94-’95 fu il primo successo europeo per i ducali che diede inizio a un periodo in cui i colori gialloblu diventarono protagonisti non solo in campionato, ma che in Europa. Era quello un Parma senza attaccanti e quasi senza stranieri: la sentenza Bosman avverrà soltanto l’anno dopo e per Scala in campo c’era il solo Asprilla come extra comunitario. In quella stagione, il Parma riuscì ad arrivare secondo in campionato a pari merito con la Lazio e a vincere la Coppa UEFA, sovvertendo qualsiasi tipo di pronostico delle scommesse sportive. I gialloblu erano una buona squadra, in cui c’era il giusto mix di esperienza e di talento, ma ciò che Scala e il suo staff riuscirono a fare con davvero poche risorse rispetto ad altre corazzate quali Lazio, Juventus e in Europa Leverkusen e Athletic Bilbao fu davvero encomiabile.

Bis nel ’98-’99: ma era un Parma già più “maturo”

Il Parma che invece si aggiudicò la sua seconda Coppa UEFA nella stagione ’98-’99 non era più una sorpresa. Era “figlio” di quel Parma dei miracoli con alla guida Nevio Scala, e Malesani seppe prenderne e onorarne l’eredità nel migliore dei modi. Basterebbe iniziare a recitare la linea difensiva per rendersi conto della rosa di cui i tifosi ducali potevano vantarsi in quel periodo: Buffon, Cannavaro, Thuram, Sensini. La squadra non riuscì a imporsi in campionato soltanto perché in quegli anni il calcio italiano viveva la sua epoca d’oro e squadre come Milan, Lazio, Juventus e Roma avevano qualcosa in più. La finale della Coppa UEFA del maggio del ‘99 mise di fronte ai gialloblu un Olympique Marsiglia che aveva in Blanc il suo uomo più esperto e in Pirès il suo talento più puro, oltre a Ravanelli che però in quella finale non c’era. Ma non ci fu partita: il Parma dominò dai primi minuti e passò in vantaggio alla mezz’ora del primo tempo e precisamente al minuto 36′ con Hernan Crespo. Dieci minuti più tardi Vanoli raddoppiava infilando la porta difesa da Porato e al minuto 55′, dopo soli dieci minuti dall’inizio del secondo tempo, Chiesa apponeva definitivamente la coccarda gialloblu alla Coppa segnando il terzo goal della partita.

Il Parma di questo nuovo millennio ha perso un po’ di quella luce europea che aveva a fine anni ‘90, in cui oltre alle due Coppe UEFA si aggiudicò anche una Coppa delle Coppe nel ‘93, anche se questa tendenza ha colpito tutto il calcio italiano in generale. Il lavoro fatto dalla società e da De Zerbi negli ultimi anni hanno dato finalmente serenità e stabilità a un ambiente che merita. Ormai il Parma è nuovamente una realtà in Serie A e con lavoro e pianificazione potrebbe tornare a far sognare i propri tifosi come quella squadra incredibile che si aggiudicò due Coppe UEFA in cinque anni e che rimane tutt’ora l’ultima squadra italiana ad averla vinta.


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