Ospedale Maggiore di Parma: deserto il concorso per medici di pronto soccorso

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L’episodio verificatosi all’ospedale Maggiore di Parma è solo l’ultimo di una lunga serie, purtroppo. Assieme alle notizie dall’aperura del forum di Assago a Milano per far posto agli studenti che provano il test di ingresso per le facoltà mediche, si viene a conoscenze della scarsa, praticamente nulla, partecipazione al concorso per medicina d’urgenza bandito dall’azienda ospedaliera e universitaria della città di Parma.

Deserto il concorso per assumere nuovi medici di pronto soccorso all’ospedale Maggiore di Parma. È l’ennesimo caso che mette in allarme l’intero sistema dei servizi sanitari. Un precedente avviso per 23 posti, sempre a Parma, aveva raccolto solamente 9 adesioni, pari a meno del 40% della richiesta. È davvero drammatica la situazione: non si riesce più a sostituire i moti medici che se ne vanno in pensione. Un tempo, la domanda veniva soddisfatta dai camici bianchi che dal sud venivano a nord in cerca di lavoro ma oggi non è più così. La situazione può solo peggiorare: moltissimi i medici che andranno in pensione nei prossimi anni e pochissimi, insufficienti, i nuovi medici in formazione, con conseguenti rischi di disservizi nella Sanità, come lunghissime liste di attesa.

I sindacati assieme agli ordini di categoria e alle società scientifiche, hanno lanciato l’allarme da un pezzo: i medici sono in via di estinzione. I nuovi formati sono insufficienti e incontrano molti, anzi troppi, ostacoli per accedere alla professione medica. I dati parlano chiaro: nel giro di 10 anni mancheranno più di 47 mila medici. Anche in seguito allo sblocco del turn over, la situazione non migliorerà a causa di molti fattori come tra cui anche la fuga verso l’estro e o il settore privato, assai più remunerativo.

Non solo i medici ospedalieri, ma la situazione è la stessa tra i medici di famiglia. Entro il 2028 saranno andati in pensione oltre 33 mila medici senza venir sostituiti a dovere. Gli ultimi dati evidenziano che i medici che più mancheranno saranno: medici di emergenza (pronto soccorso), anestesisti, ginecologi, pediatri e chirurghi generali. Le ragioni per questa penuria sono molte: lunghe specializzazioni, turni massacranti e anche molte denunce da parte dei pazienti.  Tutto ciò rende tali professioni poco appetibili per gli studenti di medicina. I laureati in medicina che accedono alla specializzazione e che la finiscono sono inferiori rispetto ai medici che vanno in pensione: questo è noto come imbuto formativo. Le Regioni, che devono pure sbloccare il turn over, sono in grande difficoltà anche nell’elargire nuove borse di studio per attirare nuovi studenti. Il numero chiuso delle facoltà di medicina, infine, resta un problema cardine.

Si calcola che nel giro di appena 5 anni, oltre 14 milioni di italiani resteranno senza assistenza medica. Il Ministro della Salute, Giulia Grillo, si dice allarmata e convinta che il sistema vada rivisto per poter mandare in corsia gli specializzandi dell’ultimo anno, anche se dal punto di vista legale questa soluzione presenta diversi problemi. Dopo la conclusione del periodo di studi deve esserci continuità, evitando che i giovani restino in un limbo.