Didattica online: e se a casa non ho internet?

195

Se nell’800 Garibaldi ha combattuto sul campo per unificare l’Italia e dal 1860 tutti i governi che si sono avvicendati hanno cercato di fare un solo Paese, limitando le disuguaglianze, ci pensa la banda larga a spaccare tutto: proprio una buona connessione a internet è ciò che sta spaccando l’Italia oggi.

Secondo un’analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecop) su dati Istat una famiglia su quattro – esattamente il 25,3% delle famiglie italiane – non ha a disposizione un accesso internet a banda larga che possa supportare senza problemi i collegamenti audio e video per la tanto decantata DAD, ovvero la Didattica a Distanza.

Se il lockdown ha reso necessaria questa misura, oggi continua ad esserlo per rispettare le esigenze di “quarantena” personale dei ragazzi, oppure in caso di chiusura temporanea di una determinata classe. Per ora, infatti, la didattica è piuttosto a singhiozzi, e il web consente di dare una certa continuità. Non per tutti però: questa modalità di insegnamento sta allargando il divario tra molti studenti, dato che un quarto delle famiglie non dispone di un accesso a Internet a banda larga. La situazione è più drammatica nelle regioni del sud, dove è 1 famiglia su 3 a non avere una buona connessione che supporti la DAD.

La situazione mette in difficoltà tutti, sia le scuole, ma principalmente una parte importante dei 7 milioni di ragazze e ragazzi tra i 6 e i 18 anni che vorrebbero continuare a studiare. Anche perché, non dimentichiamo che il diritto all’istruzione è riconosciuto costituzionalmente e andrebbe garantito in particolare in un momento delicato come quello attuale, che vede un’enorme dispersione scolastica e perdita di obiettivi e motivazione dei più giovani.

Inoltre, non dimentichiamo l’enorme crisi economica che la pandemia ha portato con sé: per questo sono sempre più gli studenti che dopo il liceo decidono di non proseguire gli studi per non gravare economicamente sulla famiglia. In particolare, scelgono di andare a lavorare quei ragazzi che dovrebbero diventare “fuorisede” e quindi sborsare un’ingente quantità di denaro per l’affitto di una stanza, per i trasporti e per tornare a casa.

In questo caso, forse, la soluzione potrebbe essere quella di investire una piccola quantità di denaro per una buona connessione: in questo modo si amplierebbe la possibilità di continuare a studiare. In che modo? Grazie all’Università telematica. Ad oggi sono tantissimi gli atenei online come Unicusano riconosciuti dal Miur, che quindi rilasciano titoli equivalenti a quelli degli atenei tradizionali.

Se è vero che sono molti gli studenti universitari che lavorano, che differenza può fare l’università online? Di sicuro è più flessibile, non essendo legata a luoghi fisici è possibile seguire le lezioni anche in un paesino sperduto nell’entroterra, dove non sono presenti poli universitari. Inoltre, spesso capita di dover saltare lezioni perchè non è possibile spostare il turno lavorativo: con l’università telematica, invece, una volta effettuata l’iscrizione si accede a una piattaforma telematica in cui è possibile scaricarsi tutte le lezioni e vederle nel momento in cui si ritiene più opportuno e su qualunque device elettronico connesso a internet.